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Economia / Il consulente non è un indovino. E men che meno lo sei tu

Come avrai notato, io do un peso relativo all’andamento dei mercati: raramente esamino le previsioni sui tassi di interesse, sulle obbligazioni di Stato, sui comparti azionari ecc.

Non faccio, insomma, quello che a diversi consulenti piace tanto fare e che spesso tanti risparmiatori chiedono: indicare che cosa comprare e vendere basandosi sulle previsioni.

Come mai ho scelto di non agire in questo modo?

La prima ragione è che nessuno è in grado di fare previsioni certe in questo campo.

Si possono comprendere le tendenze di fondo (non ci vuole un genio, per esempio, per prevedere che l’immobiliare non è destinato nel breve-medio termine a una forte crescita), ma scendere nel dettaglio è estremamente rischioso anche se si conoscono benissimo i fondamentali delle società o istituzioni emittenti.

La seconda ragione è che l’andamento dei mercati riguarda più gli analisti finanziari o le case di investimento che “fabbricano” i loro strumenti finanziari, quegli stessi strumenti che poi da consulente posso consigliarti o sconsigliarti di acquistare a seconda dei singoli casi.

Ma che già sono il prodotto di una analisi accurata da parte di chi li ha creati e che già contengono sia una valutazione del rapporto rischio/rendimento sia la diversificazione necessaria per ottimizzare i risultati.

Il lavoro del consulente, invece, è soprattutto quello di individuare gli obiettivi finanziari (e quindi di vita) del risparmiatore, trovare i prodotti finanziari che fanno per lui e aiutarlo a seguire gli investimenti con razionalità e senza cedere ai luoghi comuni e all’emotività, magari entrando in panico proprio a causa delle oscillazioni del mercato.

Ecco perché insisto tanto con la finanza comportamentale, cioè con la conoscenza di quei meccanismi psicologici che portano un risparmiatore a fare scelte a volte sbagliate.

Oggi ti porto alcuni esempi, suggeriti anche da una recente ricerca di Black Rock,  di come la tua mente e le tue convinzioni, conscie o inconscie, possono crearti problemi al momento di acquistare o vendere titoli.

L’investitore che non ragiona sul lungo termine e non mantiene una strategia stabile nel tempo, tende a preoccuparsi continuamente dell’andamento dei titoli che ha in portafoglio.

Ecco quindi che spesso cade in errori come:

Ø  Mantenere troppo a lungo in portafoglio i titoli in perdita nella convinzione di essere nel giusto; spesso acquistandone anzi altri per confermare a se stessi la validità della scelta iniziale. Altro non è che un modo di rifiutare l’idea dell’errore (che viene visto esageratamente come fallimento)

Ø  Ignorare quasi sempre i dati utili per studiare le prospettive future dei prezzi, basandosi troppo su quanto accaduto in passato, mentre le dinamiche dei mercati cambiano continuamente;

Ø  Effettuare, per panico o per voglia di fare il colpaccio, troppe movimentazioni di portafoglio. Tra il rendimento conseguito da chi movimenta tanto il portafoglio e il rendimento di chi lo movimenta poco è possibile individuare un ampio differenziale a favore di questi ultimi.

Ø  Usare tanto Internet anche se non si è dei veri esperti: passare dalla contrattazione “tradizionale” a quella su internet aumenta la frequenza delle transazioni. Per chi fa trading online la tentazione del “clic facile” è sempre dietro l’angolo.

Questi atteggiamenti producono errori pratici piuttosto pesanti.

Ad esempio, quando stanno guadagnando, gli investitori sono spesso propensi a vendere (per capitalizzare la plusvalenza) anche quando sarebbe meglio tenere la posizione per sfruttare ulteriori rialzi: temono di perdere il guadagno se non vendono. Dall’altro lato sono soliti mantenere troppo a lungo posizioni in perdita: piuttosto che subire la minusvalenza, continuano a sperare che i corsi salgano prima di vendere.

Perché ciò accade? Perché l’investitore rimane condizionato dal suo investimento iniziale, non riesce a svincolarsi cioè dalla storia dell’andamento del titolo, finendo per confermare ciò che ha generato il suo primo ragionamento!

Come superare questi errori generati dalla nostra mente?  Ti dico che cosa cerco di fare io con i miei clienti.

Primo: cerco di far capire al risparmiatore che investe che la tensione della ricerca del momento giusto per investire soddisfa l’ego dell’investitore e procura adrenalina come al casinò, con i rischi connessi.

Secondo: spiego con dati attendibili e razionali (tabelle, grafici, portafogli modello) che le performance conseguite sono sempre conseguenti ad accadimenti caratterizzati e contestualizzati nel passato e non necessariamente replicabili e ripetibili in futuro.

Ma soprattutto insisto sul fatto che quello che conta non è il singolo investimento, ma la costruzione di un portafoglio globale che garantisca, con le opportune diversificazioni, il raggiungimento dei propri obiettivi di vita.

Insomma, cerco di instaurare un rapporto di partnership professionale, e condividere con il cliente, con te, un percorso comune per raggiungere gli obiettivi finanziari pianificati.

Vuoi provare a costruire il tuo futuro seguendo questo sistema?

O preferisci giocare al buy-and-sell, che poi è un giocare con i tuoi soldi e quindi con il fuoco?

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