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Economia / Avversione al rischio: la paura di perdere non riguarda solo i campioni dello sport

Perché tanti risparmiatori/investitori, che preferiscono il fai-da-te e operano autonomamente (o non ascoltano il consulente…) mantengono troppo a lungo i titoli in perdita e viceversa tendono a vendere repentinamente i titoli in crescita?

La risposta si trova nell’espressione, usatissima in finanza comportamentale, di “avversione al rischio”.

Sì, perché le persone tendono, in genere, a preoccuparsi del rischio di un investimento in modo prioritario, e spesso eccessivo.

La preoccupazione, come tutte le emozioni, è un fattore che mina la lucidità delle scelte e fa commettere errori.

Nel caso dell’avversione al rischio, abbiamo diversi atteggiamenti tipici.

Te ne elenco qualcuno e tu dimmi se non hai mai avuto questo genere di pensieri quando dovevi decidere che cosa fare con i tuoi risparmi investiti.

Per esempio:

1) Vendere troppo in fretta titoli in crescita per la paura che si sia già raggiunto l’apice della quotazione e che quindi si rischi di perdere un guadagno ottenuto;

2) Determinare il mantenimento o meno di un titolo o di uno strumento finanziario (tipo un fondo di investimento) in portafoglio sulla base dell’andamento nell’ultimo periodo senza considerare i dati nel lungo periodo.

Per esempio se un titolo comprato due anni prima, nel corso dei  primi 18 mesi ha guadagnato il 60%  per poi perdere il 20% negli ultimi sei mesi,  puoi essere tentato di venderlo (anche se finora ti ha fatto guadagnare il 40%)  senza analizzare i fondamentali e le chance di rialzo, e questo perché ciò che avviene oggi nella mente dell’essere umano assume molta più importanza di quello che è avvenuto ieri e soprattutto perché è inconsciamente molto più forte il timore della perdita che la soddisfazione del guadagno.

3)  Conservare le posizioni in modo esagerato mano a mano che il tempo passa e aumenta la quantità di denaro investito in strumenti finanziari.

Infatti, sempre per la paura di perdere, generalmente più elevata è la quantità di denaro investito, più prudente è il risparmiatore e investitore, a differenza di quanto si potrebbe pensare.

Questi e tanti altri atteggiamenti sono il frutto di quella “avversione al rischio” che fa parte dell’essere umano e che può giocare brutti scherzi. Il rischio va sempre considerato con la massima attenzione, ma per decidere come affrontarlo non devi mai basarti sull’emotività.

Devi leggerlo sulla base di considerazioni razionali quali: la strategia complessiva dei tuoi investimenti, che deve anche essere fondata sul lungo termine (investi per raggiungere obiettivi finanziari per la tua vita e il tuo futuro, non dimenticarlo mai!) e perciò non può sempre allarmarti per le oscillazioni in negativo del mercato; le prospettive del titolo (capire perché sale o perché scende e fare ipotesi fondate su quanto continuerà a salire e a scendere) e, a meno che tu non abbia un formidabile autocontrollo, l’assistenza di un professionista che, oltre a conoscere meglio di te le dinamiche dei mercati, metta un argine, con la sua razionalità, alle tue paure.

La paura di perdere colpisce anche i campioni dello sport, allenatissimi a tenere i nervi sotto controllo, non sorprenderti se la subisci anche tu risparmiatore.

Non è una vergogna.

Ma non fare nulla per arginarla e per farsi dare una mano da chi può aiutarti, questo sì è un errore da evitare assolutamente.

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