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Economia / Spread e risparmi: come tutelare i propri soldi

Negli ultimi giorni il dibattito finanziario si basa esclusivamente sull’andamento molto incerto dei mercati, soprattutto quello italiano, a seguito delle notizie sul DEF.

Ma innanzitutto cosa è il DEF?

È un documento (che va approvato dal Parlamento, cosa non ancora fatta) che indica le manovre che il governo intende attuare nei prossimi anni. Anticiparle serve per avere indicazioni circa la politica economica e finanziaria del nostro Paese, ma ad oggi certezze non ce ne sono, per cui ogni movimento dei mercati scaturito dal DEF è semplicemente basato su delle attese o dei “forse, chissà”.

Non voglio entrare nel merito politico delle scelte, non è questo il luogo, né è il mio lavoro. Voglio invece contestualizzare la situazione dal punto di vista di chi ha investito soldi o vorrebbe farlo.

Questo è ciò di cui mi occupo e per cui posso invece esserti utile.

In questo scenario, i mezzi di comunicazione non aiutano: i toni sono aggressivi, le vicende narrate hanno sempre una patina esasperata e le soluzioni proposte per forza di cose non sono lucide, anzi spesso trascendono l’ambito della consulenza per sfociare in idee un tanto al chilo.

Chi ha messo soldi in titoli che ballano non vuole sapere all’incirca cosa fare, non vuole soluzioni generaliste, vuole un confronto preciso e definito sui suoi risparmi che i giornali un giorno danno per bruciati e quello dopo per risuscitati.

Certamente la speranza è quella di avere una ricetta semplice, immediata, conveniente.

Il problema è che nel mondo attuale non ci sono pasti gratis in finanza e allocare il denaro è diventato un lavoro per professionisti: chi ha scelto la via facile del titolo singolo, azione od obbligazione che sia, si è scottato le dita ed è capitato (e capiterà ancora) che abbia lasciato il banco a mani vuote.

Il titolo singolo è un rischio troppo grosso per ogni famiglia che investe, ma lo è anche per chi gode di patrimoni più importanti come magari professionisti o imprenditori e non pensare che il titolo di studio o la posizione lavorativa consentano di evitare certi errori.

Si tratta solo di cifre in gioco più consistenti, ma la strategia di fondo è identica.

Devi allocare i soldi in funzione dei tuoi obiettivi di vita.

Ad obiettivi di breve termine (cioè entro i 24 mesi) vanno abbinati strumenti di liquidità; per obiettivi di medio termine (attorno ai 60 mesi) ti consiglio di appoggiarti a strumenti perlopiù obbligazionari, mentre per gli obiettivi di lungo e lunghissimo periodo (oltre i 10 anni), sfrutta il mercato azionario ed alleati con lui.

Richard Thaler ha ricevuto importanti riconoscimenti per i suoi numerosi studi su questa disciplina: i suoi insegnamenti sono fondamentali per vivere una vita finanziaria serena e proficua.

È prioritario per la scelta degli investimenti utilizzare come criterio non tanto il tasso di rendimento, ma l’orizzonte temporale in cui con molta probabilità si verifica la loro necessità.

Ma torniamo alla situazione attuale: come siamo messi oggi, almeno in Italia?

Lo spread BTP/BUND, dicevamo, si è impennato.

In realtà è dalla tarda primavera che a seguito dell’incertezza politica si è verificata un’ascesa ripida di questo “numero”.

Ma cosa è questo spread?

In pratica questo dato misura il differenziale tra il titolo di Stato italiano e quello tedesco di pari durata, solitamente si parla di quello a 10 anni.

Più è alto, più il titolo italiano paga interessi a chi lo acquista perché incorpora un grado di rischio più elevato, rispetto al titolo tedesco preso come riferimento di titolo “sicuro”.

Sicuro di cosa? Di non fallire e di distribuire interessi ogni anno.

Quanto? 0,5% lordo annuo.

Quindi, se voglio l’estrema sicurezza oggi il mercato dice che investendo in un titolo governativo denominato in euro a 10 anni, mi porto a casa lo 0,5% lordo annuo.

A questo interesse, se voglio fare i conti precisi di quanto mi viene in tasca, devo poi togliere le imposte una tantum sul guadagno ed anche quelle ricorrenti sul possesso del titolo, oltre alle commissioni bancarie.

Sulla stessa durata, e con grado di rischio similare, c’è anche il titolo americano che però paga il 3,2% lordo annuo, ma in dollari.

L’economia americana è ai massimi, ha disoccupazione ai minimi, e ha osservato un grande rimbalzo dopo la crisi di oltre 10 anni fa.

Ma il peso del cambio è un’incognita da non sottovalutare perché è in base a quello che vengono indicizzate cedole e capitale.

Negli ultimi cinque anni il cambio Euro/Dollaro è passato da 1,40 a 1,05, fino all’attuale 1,15. Questo significa grandi oscillazioni ed incertezze, non proprio ciò che l’investitore più conservativo desidera.

E l’Italia?

Oggi l’Italia vede il titolo a 10 anni corrispondere un interesse lordo annuo di 3,3% (il doppio rispetto allo scorso anno) con un grado di rischio simile a quello di Paesi come Bulgaria, Colombia, Ungheria, Indonesia, Messico, Marocco, Uruguay e così via.

Non proprio delle potenze economiche o politiche.

Da considerare la massa abnorme di debito sulla quale poggia il nostro paese, che d’altra parte non vede grossi rilanci dal punto di vista della produttività.

Questa magica combo genera le tensioni sui mercati, che quindi portano in modo collaterale influenze anche su obbligazioni e azioni societarie con ripercussioni sul valore degli investimenti nel dossier titoli di ogni risparmiatore.

Ad oggi, però, non si sono verificate conseguenze sui mercati esteri, almeno su quelli principali. Ci sono state tensioni su quelli emergenti che quindi non stanno attraversando un periodo brillante, ma sono scaturite da altre scintille.

Il problema di conseguenza SEMBRA circoscritto allo stivale tricolore per cui chi sta rischiando di più è chi NON HA DIVERSIFICATO. Chi ha scelto perlopiù Italia in portafoglio ha le criticità maggiori, così come chi ha scelto per la maggior parte obbligazioni, con l’attesa di sicurezza e reddito certo.

Cosa fare quindi?

Prima di tutto, mai farsi prendere dalla paura, che è cattiva consigliera anche in questi casi.

Ho già trattato più volte il tema della finanza comportamentale, proprio perché è la base da cui partire ed a cui appigliarsi nei momenti di difficoltà.

Chi preso dal panico liquida ora, registra una perdita certa.

Chi invece vede nel calo delle quotazioni un’opportunità di portarsi a casa un rendimento superiore, tenderà ad approfittarne, acquistando a sconto sia le azioni, sia le obbligazioni, tenendo presente i rischi che si corrono nel comprarli singolarmente (cosa da evitare).

Per questo il consiglio generale è quello di diversificare sempre, attraverso fondi comuni e attraverso piani di acquisto dilazionati nel tempo per diminuire il rischio e godere dei ribassi.

Chi in questa fase ha attivi automatismi di questo tipo è in una botte di ferro e può dormire sonni tranquilli.

Ma passiamo al discorso credito: cosa succede se lo spread aumenta?

Innanzitutto se hai già un mutuo a tasso variabile, il parametro di riferimento è quasi sempre l’Euribor (a 1, 3 o 6 mesi solitamente) che non ha subito variazioni significative perché collegato alle scelte della Banca Centrale Europea e non alla situazione singola del nostro Paese.

Piuttosto il perdurare di tassi bassi per le banche potrebbe indurre gli istituti a ritoccare gli spread, cioè la fetta di guadagno che loro spetta e che compone il tasso definitivo.

L’esigenza è quella di produrre utili per mantenere i parametri necessari di solidità e di costo impieghi/raccolta, ma questo è un discorso tecnico che non voglio toccare ora.

Certamente ottobre sarà un mese importante per il nostro Paese, per cui non ci resta che attendere i prossimi passi, consapevoli che il mercato ha un andamento che non possiamo controllare e che quindi è meglio focalizzarsi su quegli aspetti dell’investimento su cui possiamo direttamente incidere.

Se vuoi approfondire con me queste o altre tematiche, utilizza il box qui sotto per scrivermi.

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