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Economia / Se il carpe diem diventa una fregatura (e pianificare la chiave del successo)

Le vecchie generazioni gestivano i loro soldi in modo semplice semplice: le spese erano dedicate ai bisogni reali, non alle voglie del momento.

E questa logica, unita a un quadro economico che allora era di crescita e a uno Stato sociale (leggi pensioni e sanità) che allora era solido, ha consentito loro di accumulare patrimoni finanziari ed immobiliari anche molto consistenti.

Oggi è il contrario: vince il consumo.

E vince in un quadro di insicurezze non decrescenti ma crescenti: stipendi bassi, guadagni generalmente poco consistenti per chi è autonomo, mercato del lavoro pessimo per i giovani e anche peggiore per i 50enni che hanno bisogno di reinserirsi, welfare indebolito, con un Inps in rosso che riceve contributi sempre meno sostanziosi e deve provvedere alle pensioni di un numero di anziani sempre crescente. Persino la casa di proprietà, un tempo sicurezza e fiore all’occhiello dell’italiano medio, ha perso valore.

In questo contesto, ci si aspetterebbe un atteggiamento ancora più risparmioso di quello tenuto dai nostri padri e nonni. Invece è il contrario, come scrivevo prima: il consumo domina.

I giovani sanno che non prenderanno una pensione pubblica decente, ma invece di spendere qualcosa per affiancarvene una integrativa, preferiscono usare i soldi per l’immediato: l’iPhone, le vacanze, gli aperitivi o la PlayStation.

C’è un’intera società e un intero sistema mediatico (televisione, giornali, web, social) che spinge a spendere e a consumare. A vivere il momento e a non pensare al futuro. Ma il futuro arriva presto e, se non li hai sciolti prima, i nodi arrivano al pettine e ti mettono nei guai.

I guai hanno nomi che tutti conosciamo, ma che spesso facciamo finta di non vedere: pensione troppo bassa per arrivare a fine mese; reddito insoddisfacente per far fronte alle spese di tutti i giorni e insieme per pagare il mutuo; risparmi troppo limitati per garantire una buona Università ai figli o per far fronte al classico imprevisto (una malattia che ti impedisce di rendere al lavoro e magari di constringe a pagare un infermiere, solo per fare un esempio), eccetera.

Eventualità tutt’altro che remote ma – e questa è la buona notizia – che si possono neutralizzare senza svenarsi. La soluzione c’è: basta cominciare a spendere un po’ meno in consumi magari inutili e investire una parte delle tue entrate in una forma di protezione (polizza), in una pensione integrativa o in un piano di accumulo.

Il prodotto o i prodotti da sottoscrivere dovranno basarsi suoi tuoi obiettivi di vita: se per te è prioritaria una buona pensione, sceglierai un piano previdenziale integrativo; se è prioritaria la protezione della tua salute in quanto sei colui dal cui reddito dipende la tua famiglia, potrai scegliere una polizza ad hoc, e così via. Insomma, niente che non si possa fare sedendosi a un tavolo con un professionista di fiducia e studiando una pianificazione adeguata.

Lo so: alle persone mediamente non piace privarsi di qualcosa oggi per avere molto di più domani. Non sono però tempi in cui ci si può affidare al caso e si possa consumare allegramente fiduciosi che comunque alla fin fine i soldi per affrontare problemi e emergenze salteranno fuori.

Se vuoi centrare determinati obiettivi, devi investire con un’opportuna pianificazione per garantirti il loro raggiungimento.

Vedrai che ti resterà quanto ti serve a pagarti le spese di tutti i giorni e anche l’aperitivo, la Playstation e l’Iphone.

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