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Economia / Vendere in perdita: la nuova follia del risparmiatore fai-da-te

2018: fuga dai fondi obbligazionari.

Da dieci mesi a questa parte gli italiani stanno scappando da questo genere, da sempre molto gettonato, di prodotti di investimento.

Da inizio anno ad oggi si sono infatti registrati riscatti (cioè vendita di quote dei fondi) per ben 20 miliardi di euro: una cifra enorme.

Ma è una scelta che ha senso?

Ti spiego meglio che cosa sta succedendo attraverso un esempio nostrano, cioè con i nostri Titoli di Stato.

Negli ultimi mesi, per le vicende economiche e politiche che tutti conosciamo, lo spread tra i nostri Titoli di Stato e quelli tedeschi è tornato a salire e soprattutto è riapparso il timore che possa arrivare a livelli ancora maggiori (400 punti o oltre).

Più lo spread cresce, più il valore dei titoli contenuti nei fondi diminuisce.

Il risultato è che, dopo decenni di rendimenti positivi o comunque stabili, adesso chi detiene quote di questi fondi, e parliamo di migliaia di risparmiatori, ha dovuto fare i conti con inaspettate performance negative.

E, temendo che la situazione non migliori e che anzi possa peggiorare, ha deciso (e sta continuando a decidere) di vendere le proprie quote, cioè di riscattarle, come si dice in termini finanziari.

Ma vendere in perdita è sempre un errore, in questo caso in particolare lo è ancora di più e ora ti spiego perché.

Innanzitutto non puoi sapere in anticipo quanto varranno le tue quote in futuro.

Si possono fare ipotesi, che però restano ipotesi. In secondo luogo, se hai pianificato bene, e quindi hai investito in un orizzonte temporale corretto (che per questo genere di prodotti deve essere il medio o lungo termine) il rischio si riduce moltissimo: in un periodo di 10, 15 o 20 anni, nonostante le oscillazioni del momento, il valore complessivo delle quote tende sempre a crescere, non a diminuireA meno che tu non creda davvero che lo Stato italiano possa diventare insolvente, un’ipotesi più terroristica che reale.

Infine, ricorda: quando il valore dei titoli è basso, non è mai il momento di vendere. Semmai è quello di comprare!

I riscatti cui siamo assistendo sono quindi un errore dettato dal panico e dalla scarsa preparazione finanziaria dei risparmiatori.

Chi vende in perdita infatti non sa gestire le proprie emozioni, anzi si lascia trascinare dalla paura.

Oppure non sa né che cosa sia la pianificazione finanziaria né comprende la diversa natura dei prodotti finanziari: infatti usa le quote in un fondo obbligazionario come se fossero singoli titoli o singole azioni, da vendere o acquistare continuamente a seconda del momento. O peggio: come se stesse facendo trading online…

Te lo dico in modo schietto (e non importa se qualcuno pensa che stia parlando solo per il mio interesse e non invece soprattuto per il tuo): queste persone stanno vendendo in perdita perché hanno voluto fare di testa loro e non si sono affidati a un consulente preparato oppure hanno scelto qualche intermediario poco qualificato che li sta consigliando male.

Il consulente preparato, infatti, argina il panico, ti orienta a prendere decisioni razionali, ti spiega che l’investimento in fondi non serve a fare il “colpaccio” sui rendimenti del momento, ma a proteggere e incrementare con una strategia il tuo capitale nel medio-lungo termine.

E magari ti direbbe che il momento è propizio non per vendere, piuttosto per acquistare delle quote.

Dopo queste considerazioni, secondo te cosa è più logico fare in questi momenti?

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