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Economia / Ricchezza privata, ma debito pubblico

Come è noto, l’Italia è un Paese con un alto debito pubblico, ma una notevole ricchezza privata.

Le famiglie italiane detengono attività per oltre 4mila miliardi di euro a fronte di debiti che non arrivano al miliardo.

I benefici derivati da un’antica cultura del risparmio, perseguita dai nostri padri e nonni, e da decenni di crescita economica (che gli annosi problemi riguardanti il bilancio dello Stato non avevano comunque intaccato profondamente), per fortuna ancora permangono.

Ci sono però due questioni che raramente si affrontano quando si dice che “in Italia c’è molta ricchezza privata”.

Io invece voglio parlartene senza giungere frettolosamente alla conclusione (eppure mi converrebbe…) che “ci sono tanti soldi in giro che possono e devono essere investiti”.

Perché l’affermazione è vera, ma va contestualizzata: in fondo, se tanti non investono i propri risparmi, pochi o tanti che siano, un motivo deve esserci.

La prima questione: parliamo di una ricchezza sempre più mal distribuita.

Ci sono infatti alcune regioni che fanno la parte del leone (Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte) e tante altre dove invece ingenti e diffusi patrimoni personali o familiari sono decisamente più rari.

E la distribuzione è ancora più diseguale se guardiamo all’età: in Italia, i capofamiglia con patrimonio medio-alto che decidono come proteggere e accrescere la ricchezza familiare nel 76% dei casi sono uomini con alta scolarizzazione e un’età media addirittura di 58 anni!

In pratica, gran parte della ricchezza privata italiana si concentra nelle mani dei meno giovani e in determinate aree del Paese.

La seconda questione è ancora più seria.

La ricchezza esistente viene soprattutto dal passato. È diventato sempre più difficile per le giovani famiglie italiane accrescere il proprio patrimonio, e basta la semplice osservazione della realtà per rendersene conto.

D’altro lato, è chiaro che se, come avviene ormai da dieci anni o forse più, gli stipendi sono stagnanti o addirittura scendono, il valore del bene più importante per l’italiano medio (la casa) continua a calare, le piccole e medie attività fanno fatica a sopravvivere tra calo della domanda e tasse sempre più alte, è difficile per un cinquantenne, quarantenne e ancor meno per un trentenne replicare i successi economici delle precedenti generazioni.

Chi ha un buon patrimonio da parte e magari fa parte dei sessantenni capofamiglia di cui ti parlavo sopra, è certamente tenuto a proteggere il proprio patrimonio, cercare se possibile di accrescerlo e mettere in atto tutti gli accorgimenti per poterlo un giorno trasmettere, possibilmente senza pagare un capitale in tasse.

Ma chi invece, più giovane e quindi ancora inserito in un mercato del lavoro e in un quadro economico generale difficile, e non dotato di una gran ricchezza privata, deve allora limitarsi a stringere la cinghia?

È l’errore che tanti fanno.

Siccome le prospettive generali non sono rosee e i risparmi da investire non sono tanti, ecco che diverse persone decidono di non muoversi per niente.

Tengono i soldi fermi.

Bloccati dal timore, non pensano ad accrescere gradualmente, pazientemente e seguendo una precisa pianificazione, quello che hanno da parte, magari con un piano di accumulo che può eliminare l’emotività del quando investire e ridurre al minimo il rischio di quanto investire.

Non affrontano il tema della pensione complementare, sperando di essere assistiti dallo “stellone” quando giungerà il momento di dire addio al lavoro.

Di protezioni assicurative, poi, neppure a parlarne.

Se proprio decidono di agire, ancora tanti fanno quello che facevano, con ben diverso successo, i loro padri e nonni: investono nel mattone o nei titoli di Stato (direttamente o indirettamente con strumenti che li contengono), che mai come adesso rendono poco e comportano dei rischi!

Salvo poi farsi prendere dal panico e svendere la casa comprata pochi anni prima per fronteggiare un’emergenza, per la quale non si erano tutelati, o salvo vendere Btp e Cct in perdita perché lo spread è in salita (ricordi? Te ne ho parlato un paio di settimane fa).

Se per chi ha un ampio patrimonio, affidarsi a un professionista che lo studi nei dettagli è una scelta ovvia, per chi ha una base meno ampia e rassicurante su cui costruire il proprio futuro, è una vera e propria necessità.

Il primo investirà di più e può anche permettersi il lusso di fare qualche scelta sbagliata.

Il secondo potrà investire di meno, ma dovrà farlo con una pianificazione precisa e dettagliata.

Complicato? Nient’affatto, perché io sono qui proprio per aiutarti a prendere le scelte giuste.

L’ alternativa è stare fermo per paura e affidarsi alla fortuna. Ma così vivresti tranquillo?

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