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Economia / Hai mai provato a vivere un mese con metà stipendio?

“Marco, io la pensione dello Stato non so neanche se la prenderò!”

“Beh, non essere così negativo! Prenderai meno dei pensionati attuali e sarai più vecchio di loro quando ti arriverà la pensione la prima volta, ma qualcosa arriverà.

A proposito, cosa stai facendo per risolvere questo problema?”

“Io? No beh, non sto facendo niente.”

 

Caro amico, fatico a capirti.

Se devi uscire di casa e sai che sta già piovendo o vedi che ci sono nuvoloni grossi e neri in cielo, presumo che tu prenda con te un ombrello, dico bene?

Ecco, allora se sai che già oggi c’è un problema serio, reale e che certamente ti coinvolgerà, perchè non ti attrezzi e lo risolvi?

Potrei già terminare qui, ma voglio condividere con te qualche utile considerazione a riguardo.

Ti porto il mio esempio, così non è una media del pollo, ma è un caso reale e purtroppo per te, molto indicativo della situazione attuale.

Ho 13 anni di anzianità lavorativa sempre come partita iva nel settore bancario, con versamenti regolari alla previdenza obbligatoria.

Le stime fornite dal sito dell’INPS indicano che andrò in pensione a 70 anni, con il 52% della mia ultima retribuzione.

Questa è la mia situazione, ma anche la tua sarà molto simile.

Prima di tutto spero che tu possa essere in salute e in grado fisicamente di svolgere il tuo lavoro anche dopo i sessanta e fino ai settanta anni.

Secondariamente cosa pensi di fare il mese successivo in cui avrai finito di lavorare, potendo contare sulla pensione che sarà di importo dimezzato rispetto allo stipendio del mese precedente?

Certo, nel frattempo potresti aver sposato una ricchissima ereditiera russa, oppure aver comprato il fortunatissimo gratta e vinci milionario.

Ma tenendo i piedi più a terra, abbiamo qualcosa di cui occuparci da qui a quando appoggerai per l’ultima volta la penna sull scrivania e te ne tornerai a casa, togliendoti la giacca e la cravatta per l’ultima volta, non credi?

Facciamo un passo indietro di qualche anno.

Nel 2007 è stata introdotta in Italia una normativa, ma non è stata sfruttata perchè di fatto solo il 25% circa dei dipendenti ha destinato il proprio trattamento di fine rapporto, cioè quella che era la vecchia liquidazione, ai fondi pensione.

Se sei nel 25% giusto, ho una buona notizia per te.

Se non lo sei, ne ho addirittura due!

Ma andiamo con ordine.

Se hai già destinato il TFR ad un fondo pensione, hai fatto un’ottima scelta e puoi, versando soldi tuoi all’interno del tuo piano pensione, avere anche grossi vantaggi fiscali.

Se hai partita iva, purtroppo non puoi usare il TFR, ma il contributo statale della deducibilità vale anche per te, cioè pagherai meno tasse.

Cosa è fondamentale valutare quando si fanno queste cose?

Devi vedere se quello che stai facendo è adeguato al tuo stile di vita una volta smesso di lavorare.

Se sei un dentista affermato, ad esempio, non puoi pensare di risolvere il problema versando 200€ al mese perchè ti ritroveresti con una rendita mensile misera che non sarebbe utile nemmeno per mantenere la villa delle vacanze e neanche la barchetta che dopo anni di lavoro ti sei comprato.

Fare un piano tanto per farlo non è di grande utilità.

Certo, è meglio fare qualcosa piuttosto che non fare nulla, ma il grande aiuto che posso darti è proprio quello di capire quanti soldi devi versare per mantenere il tuo tenore di vita, una volta che avrai terminato di lavorare.

 

Se invece sei dipendente e hai ancora il TFR in azienda oppure hai partita iva, ma non hai mai iniziato un tuo piano pensione, beh… una tiratina d’orecchie non te la leva nessuno, ma le notizie buone per te sono due.

Prima di tutto, sei ancora in tempo per evitare che la sanguisuga statale ti prosciughi completamente e secondariamente puoi comunque costruire qualcosa di importante, anche se magari ti serviranno più risorse.

Lo spiego per bene nel punto 1 del prossimo paragrafo.

Vediamo infatti ora quali sono i 3 errori più gravi che puoi fare, quando si parla di pensione integrativa.

 

1) Posticipare l’inizio dell’accantonamento

Molte persone dicono: “la farò più avanti, tanto c’è tempo”, oppure “l’anno prossimo inizio” oppure “vabbeh, ma tanto lo Stato qualcosa farà”.

Poi l’anno successivo magari ti sposi, oppure arrivano dei figli, c’è la casa al mare che vuoi comprare, la macchina nuova, le vacanze, etc etc.

Alla fine, in questo modo, non inizierai mai a destinare i soldi per quando ti serviranno davvero, cioè quando non ti arriverà più lo stipendio, non ti pagheranno più le fatture o avrai venduto l’azienda.

Perchè il gioco è molto semplice: prima inizi, meno spenderai per ottenere lo stesso obiettivo di chi parte uno, tre, cinque o dieci anni dopo di te e versa la stessa cifra.

Il tempo in questo caso è un tuo alleato.

Ti consente di guadagnare di più per via degli interessi composti. Trovi qui un articolo apposito.

Quindi posticipare la partenza incide negativamente sul risultato finale, perchè devi tirar fuori più soldi dal tuo portafoglio per ottenere lo stesso risultato, cosa che non è molto logica.

 

2) Richiedere anticipazioni

Riscattare in parte o anche completamente il tuo piano previdenziale è un grosso errore.

L’obiettivo è lontano nel tempo, magari fra venti, trenta o quaranta anni e può venire la tentazione di usare parte di quei soldi per cose non così importanti, come ad esempio acquistare una casa nuova.

Questo è certamente un obiettivo serio, ma che se hai pianificato a dovere (con polizze di protezione e piani di accumulo) non dovrebbe comportare l’utilizzo dei soldi della pensione integrativa.

A questo proposito ti consiglio la lettura di questo mio articolo sull’acquisto della casa.

Anche sospendere l’accantonamento non genera certamente dei vantaggi, anzi crea un buco di versamenti che va quantomeno coperto, altrimenti rischi seriamente di non avere quanto ti servirà.

Avere dei momenti complicati durate la fase di accumulo può capitare, ma è altrettanto consigliabile che tu proceda con costanza e diligenza nel tuo percorso di risparmio.

Se si tratta di imprevisti di salute, invece, allora significa che la pianificazione delle coperture assicurative è stata tralasciata o non adeguatamente trattata.

 

3) Non avere un piano di previdenza integrativa

Le persone che non fanno nulla per il loro futuro post-lavorativo si mettono completamente nelle mani di uno Stato che mai come oggi ha un sanguinoso bisogno di denaro, visti i suoi debiti e la crescita che non decolla.

Uno dei posti più comuni dove lo Stato va a prendere risorse per sistemare il suo bilancio è costituito proprio dalle pensioni.

E cosa può fare che ti è così dannoso?

Beh, innanzitutto può posticipare l’età a cui puoi andare in pensione oppure quando sarai già in pensione non aumentare le pensioni in funzione del costo reale della vita, per cui i tuoi soldi anno dopo anno avranno sempre meno valore.

C’è tutta una serie di motivazioni per cui lo Stato allunga la fase lavorativa dei suoi cittadini e in genere si comporta così: alcuni sono fattori demografici, altri sono legati a errate scelte politiche del passato e così via, ma non è tua facoltà poterli modificare.

Per cui o ti organizzi da solo, o prendi quello (di certo poca roba) che ti darà lo Stato (quando vorrà lui).

Che non è esattamente la situazione ideale in cui vuoi essere, perchè sei dalla parte sbagliata del manico di un coltello che piano piano letteralmente ti dissanguerà.

Bene, ora hai due possibilità: continuare a non fare nulla, posticipare e lasciare che il problema diventi sempre più grande, oppure contattare un esperto, valutare la tua situazione e cominciare a pensare al tuo futuro in maniera definitiva.

Scrivimi per avere il mio supporto!

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