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Economia / Come è iniziato il 2016 in Borsa?

Siamo alla resa dei conti.

È inevitabile che sia già così, dopo i primi venti giorni di calendario di questo 2016 sui mercati finanziari mondiali, in particolare a Piazza Affari dove le banche sono nella tempesta e spiragli di sole non se ne vedono.

Perdite da capogiro, segni meno e a doppia cifra su importanti e storici istituti dello stivale tricolore, incertezza a fronte delle nuove regole del fallimento pilotato (il temutissimo bail-in) delle banche.

I mezzi di comunicazione di certo non aiutano a mantenere la razionalità sulla situazione, perché a conti fatti Milano è stata una delle borse più positive del 2015 e i conti delle aziende del paniere principale rispetto a 3 settimane fa non sono poi cambiati molto.

Ma c’è qualcosa, un fattore esogeno che proviene dall’esterno o dall’estero, che muove in maniera nervosa e deviata le quotazioni dei titoli azionari ed obbligazionari.

Parlo senza aspirazioni da economista, da analista o da gestore, ma voglio dare qualche indicazione e spunto per affrontare quella che prima del panettone 2015 era una situazione imprevista e per niente messa in conto, almeno con queste proporzioni perché un riassetto bancario per una serie di istituti era ed è comunque inevitabile.

Parto dai fatti e vicino a noi:

  • nell’Euro-zona i tassi sulla liquidità sono ai minimi storici,
  • le banche fanno incetta di titoli di Stato (le durate fino a due anni hanno rendimenti negativi in Italia) per evitare di parcheggiare i soldi alla banca centrale a tassi ancor più sfavorevoli,
  • lo spread è in orbita 100 punti base rispetto ai titoli tedeschi,
  • il prezzo del petrolio è ulteriormente crollato e viaggia sotto i 30$ al barile,
  • gli immobili non riemergono dalla crisi di fine decennio scorso,
  • l’inflazione è a terra,
  • l’azionario sprofonda,
  • l’obbligazionario si muove in maniera nevrotica,
  • il debito non cessa di fare paura.

Gli investitori si pongono un banale e fondamentale quesito:

E ORA DOVE METTO I MIEI SOLDI?

Il punto è che la risposta corretta all’italiano medio non piace.

Non lo soddisfa perché si tratta di strumenti, soluzioni e strategie diverse da quello che ha fatto per decenni e che ha portato risultati incontrovertibili.

Gli italiani sono (stati) abituati a comprare il Titolo di Stato, meglio se di breve termine e gli immobili, parcheggiando i soldi nella banca sotto casa perchè è sicura, la vedo, ci entra la gente alla mattina, conosco il cassiere, etc etc.

Quindi, perché cambiare?

Perché fare qualcosa di nuovo?

Semplice, perché il mondo è cambiato.

L’era dei guadagni facili senza rischio è conclusa, piuttosto gli stessi strumenti utilizzati per arrivare a quei risultati, oggi, incorporano rischio senza rendimento.

Il cassiere lo possono (o lo hanno già fatto) spostare in una mansione diversa in un’altra filiale (o istituto, perchè nel mentre la banca è cambiata o è stata inglobata da altre), l’immobile non rende più come una volta, le tasse lo hanno ammazzato e i tassi sull liquidità sono, come ho sottolineato poche righe sopra, ai minimi termini.

Tutti fattori che imporrebbero un cambiamento drastico, ma che vengono ignorati.

Nel mentre il mercato dei grandi player continua su questa strada perché quella è la richiesta dei risparmiatori.

Ma è in quel modo che si produce consapevolezza e sicurezza nella tasca e nella testa degli italiani? NO.

C’è grande asimmetria informativa e chi deve controllare, al solito, chiude un occhio o molto spesso due. Provvedimenti ritardati, favori agli amici, decisioni politiche che affondano la fiducia del popolo e alimentano il malcontento verso le istituzioni.

Questo è il quadro oggi.

Un triste quadro dalle tinte grigie e fredde come questi giorni di gennaio in cui i mercati riescono a fare peggio delle temperature esterne, ampiamente sotto lo zero.

Per cui alza la testa, prendi consapevolezza che il mondo dei risparmi attuale è diverso da quello sempre conosciuto e che, forzatamente, servono strumenti, strategie e approcci differenti.

Abbiamo tutti in mano l’arma più potente di questa guerra del rischio: SCEGLIERE.

E se non siamo in grado di farlo da soli, affidiamoci a chi ci può aiutare.

E se decidiamo di non scegliere, anche quella è una scelta di cui prenderci responsabilità nei confronti nostri e dei nostri cari.

C’è un’unica certezza che ci deve guidare: il mondo continuerà e lo farà crescendo.

Su queste basi si fonda il mio suggerimento per scegliere nel modo più adeguato.

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