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Economia / Banche: basta salvataggi coi nostri soldi!

Ha senso continuare a spendere soldi per tenere in vita banche moribonde?

In Italia, dice Mediobanca, ci sono ben 114 (centoquattordicì!) banche, cioè una su cinque, che hanno sofferenze superiori al loro capitale.

Quando ciò avviene, non restano che due strade: o si chiude bottega o, se non arriva qualche banca sana a comprare quella malata, si devono chiedere aiuti pubblici o di consorzi interbancari.

In ogni caso, si tratta di soldi che spesso sono spesi inutilmente.

Tanto è vero che persino il Fondo interbancario di tutela dei depositi, che ha tutto l’interesse a salvaguardare il sistema e la fiducia nelle banche, sta cominciando a rifiutare di partecipare ad alcune ricapitalizzazioni, perché i soldi, per le banche troppo malate, potrebbero non bastare mai.

Io sono convinto che spesso la strada migliore sia staccare la spina.

Per far sopravvivere alcuni istituti stiamo pagando tutti un prezzo troppo elevato: tagli, austerità, salassi di imposte.

Conosco già l’obiezione: “ma i soldi di correntisti e piccoli azionisti o obbligazionisti vanno tutelati”.

Certo, tuttavia quasi tutte le banche in forte crisi sono piccoli istituti per i quali basterebbe azzerare azioni e bond che già oggi non valgono più nulla o quasi, mentre non si arriverebbe a toccare i risparmi depositati in conto corrente.

Il problema si pone solo per pochissime banche grandi o medie (dopo il salvataggio di Mps, solo Carige preoccupa al momento), per le quali si potrebbe trovare una soluzione.

Quindi perché non si agisce in questa direzione?

L’impressione è che non siano i soldi dei risparmiatori che si stanno cercando di tutelare, ma le responsabilità di manager incapaci o truffatori e degli organi di controllo (Bankitalia e Consob) che hanno chiuso non uno, ma due occhi.

E’ ora di ripulire il mercato.

Non solo dagli istituti più inefficienti, ma anche dai furbetti e dagli incompetenti.

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