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Economia / Culle vuote, ospizi pieni (e INPS in rosso). Cosa fare nell’Italia a crescita zero?

L’Italia invecchia sempre di più.

Nonostante l’afflusso di immigrati (il saldo tra chi è arrivato nel nostro Paese e chi se ne è andato per cercar fortuna altrove è stato positivo per 184mila unità), lo scorso anno la popolazione italiana non è aumentata: ci sono molti più decessi che nascite e il Paese continua ad invecchiare.

Secondo gli ultimi dati Istat, nel 2017 sono nati in Italia solo 464mila bambini, una cifra che in percentuale rappresenta il minimo di sempre dall’Unità d’Italia e che batte il precedente record negativo, registrato nel 2016.

Non si tratta di una contingenza: è la nona consecutiva diminuzione dal 2008, anno in cui nacquero solo 577mila bambini.

decessi sono stati invece 647mila, 31mila in più del 2016 (+5,1%) e solo mille in meno rispetto al 2015, l’anno in cui si sono contati più morti dalla fine della Seconda guerra mondiale. 

La popolazione è sempre più vecchia: il 22,6% ha almeno 65 anni, il 64,1% ha età compresa tra 15 e 64 anni mentre solo il 13,4% ha meno di 15 anni. L’età media ha oltrepassato i 45 anni. Insomma, un Paese di anziani.

Sono numeri che fanno tristezza.

Ma è soprattutto sul piano economico che spaventano.

Intanto, certificano la forza della crisi infinita che dura dal 2008: non è un caso che sia proprio a partire da quell’anno che le nascite diminuiscono.

Per la seconda volta negli ultimi anni è poi successa una cosa che non si verificava da decenni: ha cominciato a diminuire la speranza di vita, segno che il sistema sanitario pubblico sta cominciando a soffrire i tagli subiti per rimettere a posto (senza riuscirci) i famosi conti dello Stato.

Chi può (e non a caso sono le regioni più ricche ad aver subito meno calo demografico) fa ricorso a polizze private; altri non si tutelano per scarsa previdenza e informazione; altri ancora non hanno i soldi per farlo.

E infine c’è il problema delle pensioni, che in un Paese di anziani, in recessione, con un alto numero di disoccupati o inattivi, rischiano di non poter essere adeguatamente finanziate.

Chi pagherà i contributi per tanti anziani?

C’è da mettersi le mani nei capelli? Sarebbe inutile.

La soluzione a questi problemi può essere solo politica.

Ma intanto tu cerca di tutelarti e ragiona su come garantirti le coperture adeguate (soprattutto per sanità e pensione) che lo Stato potrebbe non essere più in grado di fornirti.

Non è detto che siano troppo care o poco convenienti: dipende quali strumenti scegli e quanto si adattano al tuo profilo, alle tue esigenze/obiettivi e alle tue capacità di spesa.

Non giocare di rimessa, gioca di anticipo.

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