Economia / Quarantenni, generazione perduta (anche per gli investimenti?)

Fino a poco tempo fa sarebbe stato impensabile, ma oggi dopo dieci anni di crisi dei salari e del lavoro, questa è la realtà in Italia: mentre i giovani adulti (generazione dai 31 ai 49 anni) fanno fatica a mettere da parte qualche risparmio, sono gli over 65 che si dedicano ad investire.

Sì, proprio i più anziani, quelli che hanno meno propensione al rischio, meno familiarità coi prodotti finanziari (per una vita hanno puntato su Bot, Cct e mattone), minor conoscenza del web e delle piattaforme online di banking e investimento, investono molto di più, quattro volte tanto se consideriamo i fondi di investimento, dei new adult, come vengono chiamati i 30/40enni.

Il motivo è semplice e anche triste: sono loro, gli anziani, ad avere i soldi per poter investire (quando non li devono utilizzare per dare una mano a figli e nipoti), mentre spesso non possono permetterselo coloro che sono nel pieno dell’età lavorativa e che vivono sul filo dell’incertezza.
Il tasso di occupazione fino a 49 anni, anzi, non cessa di scendere e ha registrato nell’ultimo anno un -2,1%.
Altro che fine della crisi!
Persino l’adesione alla previdenza integrativa (fondi pensione) è più alto tra gli over 65 che tra i 40enni, anche se sono proprio loro che avrebbero maggiore interesse a sottoscriverli, visto che il futuro delle prestazioni della previdenza pubblica appare incerto e nebuloso.
Ecco, su questo punto anche io consulente non posso fare più di tanto.
Fino a che le scelte di politica economica non cambieranno attivando un circolo virtuoso che faccia ripartire salari e occupazione, circolo virtuoso che al momento non si è mai innescato nonostante le fantasiose ricostruzioni di televisione e giornali, difficilmente le cose potranno cambiare.
Nonostante il mercato finanziario si stia ingegnando a creare strumenti sempre nuovi, nessuna casa di investimenti ha ancora inventato prodotti finanziari che funzionino per chi può investire poco o nulla senza la garanzia di un lavoro sicuro e adeguatamente retribuito.
E, ovviamente, mai lo inventerà.
Insomma, qui la soluzione non spetta agli operatori finanziari, ma alla politica.
Finché questa non svolgerà bene il proprio ruolo, noi consulenti lavoreremo principalmente per gli over 65 e sempre meno per i quarantenni.
E la cosa non è giusta per noi, ma soprattutto per loro.
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