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Economia / Investire? Una questione di testa

Ti ho già parlato in passato della finanza comportamentale, ossia di quella disciplina, nata pochi decenni fa, che applica la ricerca scientifica nell’ambito della psicologia alla comprensione delle decisioni economiche.

Si tratta di una scienza importantissima per gli investitori, perché dimostra come le nostre scelte in tema di investimenti molte volte non sono razionali, ma legate a pregiudizi ed emotività che vanno assolutamente tenute sotto controllo.

Minuzie per specialisti? Per niente, se segui gli esempi che ti farò ora.

Immaginiamo che sia la domenica del derby Milan-Inter.

Il tifoso si reca allo stadio, ma appena arrivato si accorge di aver perso il biglietto di tribuna pagato 200 euro.

Che fare?

Ricomperate il biglietto o tornare a casa?

Quasi certamente il tifoso scegliere per tornare a casa.

Immaginiamo invece che stavolta il tifoso si renda conto di aver perso non il biglietto, ma i 200 euro che gli servivano per comprarlo.

Che farà il tifoso?

Quasi certamente si rifornirà di contante e comprerà il biglietto.  Eppure in entrambi i casi c’è stata una perdita di 200 euro.

 

Ti faccio un altro esempio.

Hai acquistato un biglietto per un concerto, ma la giornata è nebbiosa e devi fare parecchia strada per raggiungere la location dello show con il rischio di fare qualche incidente.

Quasi tutti, in questa situazione, decideranno di andare comunque al concerto. Ma ammetiamo che il biglietto ti sia stato regalato. In quel caso le probabilità che tu decida di rimanere a casa sono molto più alte.

Questi esempi dimostrano una cosa molto semplice che però raramente analizziamo quando facciamo degli investimenti.

Nella nostra psiche esiste una sorta di “contabilità mentale” per cui il valore del denaro non è una entità fissa, matematica, oggettiva, ma relativa alle nostre aspettative ed esigenze e sottomessa ai nostri meccanismi mentali.

Il denaro guadagnato con fatica nella nostra testa ha più valore di quello ottenuto con un regalo (secondo esempio). Il valore di qualcosa che già possediamo è nella nostra testa superiore – a parità di prezzo – al valore di quanto non possediamo (vedi il biglietto del derby).

Sono meccanismi che applichi automaticamente, soprattutto se al tuo fianco non hai un consulente che ti fa riflettere e ti aiuta a gestire sia l’emotività che la tua contabilità mentale, e che possono risultare pericolosi nelle scelte di investimento.

È stato condotto un test tra due gruppi di investitori.

Al primo è stato prospettato di investire il proprio portafogli in un fondo azionario e in un fondo obbligazionario.

Al secondo è stato offerta una scelta più ampia: fondo obbligazionario, primo fondo azionario, secondo fondo azionario.

Il risultato è che il primo gruppo ha investito il 50% in obbligazioni e il 50% in azioni, mentre il secondo gruppo, in genere, ha investito il 33% in obbligazioni, il 33% nel primo fondo azionario e il 33% nel secondo fondo azionario.

Ma questo significa che, senza alcuna ragione razionale, l’esposizione verso l’azionario è passata da un ragionevole 50% del primo gruppo a un più rischioso 67% nell’investitore del secondo gruppo.

E sulla base esclusivamente di una diversificazione fatta senza pensare, in quanto la logica avrebbe dovuto consigliare altro: investire sempre il 50% nel fondo obbligazionario e dividere il rischio legato all’azionario ripartendolo equamente tra i due fondi (al 25%).

Capisci ora che la finanza comportamentale va conosciuta perché può aiutare a ridurre le perdite e aumentare le rendite?

Capisci che cosa intendo quando dico che i peggiori nemici dei risparmiatori sono spesso loro stessi, soprattutto quando vogliono decidere di testa loro e senza farsi assistere da chi potrebbe farli riflettere?

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