Il mio blog

Intervista / Marco Merusi, da Collecchio a Marte passando per Copenhagen

Se anche tu da bambino hai sognato almeno una volta di fare l’astronauta, di costruire un robot o di partecipare ad una missione spaziale… beh, ti consiglio di proseguire la lettura:

questa intervista è proprio per te!

Ho trovato Marco Merusi sulle pagine della cronaca locale e la sua storia mi ha incuriosito molto: sono consapevole che si tratta di un argomento fuori dai temi classici bancari, ma ho individuato alcune similitudini con la mia attività e soprattutto mi fa piacere dare spazio ad un ragazzo che ha sognato e poi ha realizzato il suo sogno, da protagonista.

Ciao Marco e benvenuto sulle pagine di Capitale Garantito.

Lascio quindi a te il colpito di presentarti e di raccontare come e cosa ti sta portando questa meritata visibilità.

Ti ringrazio molto per l’interessamento!

Mi chiamo Marco, sono un collecchiese doc e dopo anni di studi, sacrifici (da parte mia e della mia famiglia) e un pizzico di fortuna, mi sono ritrovato a svolgere il lavoro che sognavo di fare fin da bambino, in un contesto incredibile.

Il percorso non è stato né facile né lineare: ho ricevuto alcune porte sbattute in faccia mentre cercavo il dottorato di ricerca più adatto alle mie competenze di planetologia.

All’improvviso a fine 2019 la svolta, con l’opportunità di svolgerlo nella splendida cornice di Copenhagen, lavorando a tu per tu con gli esperti della NASA sulla missione per Marte più avanzata di sempre.

Sempre più persone oggi si interessano di astronomia, e la NASA da sempre è sinonimo di avanguardia tecnologica, razzi ed esplorazione: vedere il mio nome su “La Gazzetta di Parma” accostato a un tale colosso spaziale per il quale collaboro fa un certo effetto. In maniera simile, ricevere sui social così tanti complimenti da amici e persone che non conosco è una cosa a cui non ero abituato, ma che dà a me e alla famiglia tanto orgoglio per tutta la fatica passata e una motivazione e un ottimismo enormi per tutte le sfide che mi aspettano nei prossimi anni. Quello che ho raggiunto ora non è un punto di arrivo, ma un nuovo inizio. Dopotutto, mancano ancora centinaia di milioni di km a Marte!

    Marco Merusi

In un mondo ancora colpito dal Coronavirus, penso che il progetto che ti coinvolge possa dare una speranza per il futuro: ci racconti più nel dettaglio quale è stato il tuo ruolo all’interno di questa “missione”?

Il mio ruolo si può dividere in due tematiche parallele, una più tecnica e una scientifica. La prima è la calibrazione di Mastcam-Z, una camera fotografica scientifica montata sulla ‘testa’ del rover Perseverance partito il 30 luglio.

E’ formata da due sensori che possono riconoscere la tridimensionalità (come gli occhi umani) e che hanno la capacità di zoomare e fare foto delle rocce e del paesaggio in diversi filtri, allo scopo di riconoscere la natura dei minerali dal modo in cui riflettono la luce del Sole. A Copenhagen è stato assemblato il cosiddetto target di calibrazione, un oggettino grande come il palmo di una mano e montato sul ponte del rover, contenente delle componenti colorate.

Il mio compito è stato (ed è tutt’ora) quello di aiutare il team danese nelle fasi di calibrazione della camera, per ora solo in laboratorio: quando sarà su Marte, essa scatterà foto del target di calibrazione che noi prontamente useremo per estrarre le informazioni fisiche di rocce e minerali.

All’inizio del dottorato sono saltato sul treno in corsa: ho dovuto imparare velocemente molti concetti e collaborare alla pubblicazione del ‘manuale’ sulla calibrazione di Mastcam-Z. La seconda tematica, a cui mi dedicherò tra almeno un anno e mezzo, sarà l’analisi geologica e morfologica del terreno su cui si muoverà il rover, il cratere Jezero, per provare a ricostruire la sua storia e cercare forme di vita passata.

Foto di Marte dalla sonda Viking (crediti: NASA/JPL-Caltech)

Quali sono le aspettative che avete e quando pensate di poter avere dati utili per analisi definitive?

Il rover toccherà la superficie di Marte verso fine febbraio 2021 e dopo alcuni test inizierà a operare con tutti gli strumenti che trasporta, compresa Mastcam-Z.

Possiamo ipotizzare che nel giro di un anno avremo sufficienti dati per effettuare una prima ricostruzione del tipo di minerali che si trovano nel cratere Jezero. Tuttavia, il vero culmine della missione sarà tra 6 anni. Infatti, nel tempo Perseverance selezionerà e raccoglierà campioni di roccia conservandoli in provette sterilizzate fino al 2026, quando un’altra sonda della NASA raggiungerà Marte per recuperare queste provette e portarle sulla Terra, dove saranno analizzate in laboratorio. Quella sarà un’occasione eccezionale per mettere realmente mano sui minerali che compongono il Pianeta Rosso.

Il rover Perseverance assemblato nella clean-room del JPL (crediti: NASA/JPL-Caltech)

Mi collego al mio settore dove ancora tante famiglie si dedicano al fai-da-te o peggio ancora ad investire denaro senza pianificare il futuro: sono certo che imprese così considerevoli certamente sono programmate nei dettagli e non si può improvvisare nulla. Quanto tempo avete impiegato e quante difficoltà avete superato prima della tanto attesa “partenza”?

In una missione verso un altro pianeta, nulla è lasciato al caso.

Mai.

Infatti, ne va della credibilità e dell’affidabilità dell’Agenzia Spaziale che organizza la missione (sapendo che i costi sono molto elevati), senza contare che dà lavoro a migliaia di persone tra ingegneri, scienziati, professionisti di diversi campi industriali.

La pianificazione inizia molti anni prima, nel caso di Mars2020 la NASA ha iniziato quasi 10 anni fa individuando l’estate 2020 come favorevole al viaggio Terra-Marte. In seguito, decine di gruppi di ricerca hanno proposto progetti di strumenti da incorporare nel rover, e i pochi selezionati hanno iniziato un instancabile lavoro di progettazione, costruzione e collaudo, in modo da non lasciare alcun tipo di incognita o incertezza: tutto deve funzionare al massimo delle potenzialità su Marte. Anche l’analisi scientifica dei dati non è fatta a caso, ma viene pianificata in dettaglio prima dell’inizio della missione. Le operazioni di calibrazione di Mastcam-Z sono iniziate nel 2018 e si sono concluse a fine 2019, ma ancora oggi si lavora per renderle più precise possibile.

La partenza da Cape Canaveral del razzo Atlas V il 30 luglio 2020 che sta portando il rover verso Marte (crediti: United Launch Alliance)

Da giovane trentenne con ormai una buona esperienza all’estero, cosa potresti consigliare ai ragazzi italiani che hanno concluso o stanno concludendo il loro percorso di studi in Italia?

Il consiglio più grande che mi sento di dare è che se c’è la possibilità di trascorrere un po’ di tempo all’estero, è bene sfruttarla.

Ciò non significa che bisogna scappare dall’Italia pensando che non offra opportunità o che le condizioni lavorative siano peggiori.

Viaggiare anche solo in Europa e lavorare in un ambiente molto diverso da quello italiano permette di allargare i propri orizzonti, di confrontare il proprio punto di vista con persone che vengono da esperienze diverse e di imparare ad adattarsi alle situazioni stressanti. In particolare, il mondo accademico favorisce i candidati con esperienze all’estero e quindi predisposti alla mobilità. L’unico requisito è la conoscenza della lingua inglese, che ormai oggi è indispensabile. Con buona probabilità, dopo aver fatto la gavetta all’estero, ci sarà la possibilità di tornare in Italia portando con sé un bagaglio culturale che difficilmente si può vantare restando sempre solo nel proprio Paese.

Ora guardiamo al tuo futuro, cosa hai in programma nei prossimi mesi e più in generale quale potrebbe essere il tuo prossimo obiettivo?

Il prossimo obiettivo è senza dubbio l’atterraggio di Perseverance sulla superficie di Marte, che darà il via ai lavori scientifici da febbraio 2021. Poi, la tesi di dottorato e il conseguimento del titolo.

In seguito, mi piacerebbe molto continuare a lavorare a Copenhagen come ricercatore sulla missione Mars2020 fino alla conclusione. L’argomento è estremamente interessante, l’ambiente di lavoro è dinamico e stimolante e la città è relativamente piccola ma accogliente. Tuttavia, confesso che non mi dispiacerebbe anche tornare all’Università di Padova, dove ho studiato, per lavorare su missioni simili dell’Agenzia Spaziale Europea per Marte e Mercurio.

Modello dei due sensori della camera fotografica Mastcam-Z (crediti: Jim Bell)

Complimenti ancora per il tuo lavoro e in bocca al lupo per il futuro Marco!

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.